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Audrey rivive

La prima impressione è: “Ma quant’è brava questa attrice, non è soltanto la sosia perfetta della Hepburn, è capace di rendere perfino le sue stesse sfumature nella recitazione!” Poi, leggendo i credits, si scopre che la bravissima attrice non esiste, è soltanto il prodotto di una tecnica d’avanguardia che fa qui il suo debutto: il FACS (Facial Action Coding System) ovvero un sistema con cui è stato possibile scansionare più di 70 movimenti dei muscoli facciali oltre a riprodurre in alta definizione le texture della pelle e dei capelli. Per realizzare questo delicato commercial, a fianco dell’agenzia AMV BBDO di Londra ha lavorato la Framestore, casa di produzione specializzata in computer graphics che ha sviluppato il sistema. William Bartlett, responsabile effetti visivi della Framestore, l’ha definito “ai limiti dell’impossibile”. E in effetti da queste foto è possibile ammirare l’assoluta perfezione della nuova tecnica. Il modello 3D della Hepburn è stato elaborato utilizzando l’intero catalogo cinematografico dell’attrice e le foto d’archivio disponibili. Tutto è stato curato nei minimi dettagli, dalle riprese effettuate sulla costiera amalfitana fino alla temperatura colore che simula le pellicole degli anni ’60. Unico difetto (se proprio vogliamo trovarne uno) è il modo grottesco in cui gesticolano gli attori cercando di imitare gli italiani, secondo lo stereotipo americano. Ma a 0:50 c’è un tocco di classe del montatore: Audrey spezza la tavoletta in perfetta sincronia con la battuta musicale. Pane per i denti dei miei colleghi amanti del perfezionismo. Anzi, pane e cioccolata. Impeccabile anche il pay off (lo slogan finale): Why have cotton when you can have silk? (“Perché accontentarsi del cotone quando si può avere la seta?”). Una campagna che fa venire nostalgia. Non solo degli anni ’60, ma anche di un’era pubblicitaria lontana che forse non tornerà mai più.