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È il coraggio ciò che manca alle arti marziali italiane

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Alla vigilia del primo ingresso ufficiale del karate nel novero dei Giochi Olimpici (sia pure per una sola edizione) si terranno, alla fine di questo mese, le elezioni per il nuovo Presidente FIJLKAM, Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, la più grande organizzazione che promuove le arti marziali in ambito olimpico nel nostro Paese. Ancora oggi il CONI fa fatica ad accettare che esista un modo diverso di praticare queste discipline – quello in cui si praticano da secoli, che non passa per l’agonismo e rifugge dallo sport-spettacolo – e attraverso la circolare dell’ex ministro dello Sport Luca Lotti, all’epoca del governo Gentiloni, ha cercato di imporre malamente a tutte quante l’ottica dell’olimpismo. Ma d’altra parte ormai la pratica sportiva del karate è una realtà che investe tre quarti dei praticanti e la FIJLKAM, nel bene e nel male, determina l’immagine percepita delle arti marziali in Italia. Per questo motivo abbiamo scritto una lettera aperta al Presidente uscente della Federazione, Dott. Domenico Falcone.

Egregio Presidente Falcone,

Le parlo da Presidente a Presidente, per amore del karate. Io rappresento la più piccola delle organizzazioni del karate in Italia e mi rivolgo a Lei che rappresenta la più grande (ma tanto, come sappiamo, in amore le dimensioni non contano).

Leggo con stupore e anche un bel po’ di rammarico di una interrogazione parlamentare a carico della Sua persona attualmente a capo della Federazione che rappresenta ufficialmente l’immagine del karate e delle arti marziali presso il grande pubblico nel nostro Paese. Conosco bene la Federazione essendone stato addetto stampa molti anni fa, all’epoca della grande unificazione con il Presidente Tosatti, quando il karate da solo era grande come il basket e la pallavolo messi insieme, e prima che tornasse nell’attuale calderone indifferenziato.

È passato tanto tempo da allora e non mi sono più occupato di vicende sportive, ma scopro oggi che le vecchie speranze di tutti per una crescita culturale della Federazione e una riforma dello Statuto in funzione di una maggior tutela del patrimonio tecnico specifico delle arti marziali, insieme ad una maggior democrazia nell’elezione degli organi federali e del Presidente stesso, non si sono mai avverate. Per questo, molti rimpiangono l’epoca in cui a capo della Federazione c’erano uomini che venivano dalle nostre discipline e ne conoscevano le problematiche, non funzionari CONI.

Si parla di una “democratizzazione” della FIJLKAM che non è mai avvenuta: oggi ci sono tre settori separati con diritto di voto (e altri che non ce l’hanno per niente, e però pagano le tasse come gli altri) e ciascun nuovo candidato alla presidenza deve portare almeno 30 proposte di candidatura da ciascuno dei tre settori spalmate per un minimo di 5 regioni, attraverso società che hanno diritto a più voti per punteggio acquisito in campo agonistico, con un meccanismo kafkiano che sembra fatto apposta per prorogare all’infinito le cariche. E il mondo delle arti marziali ha dovuto aspettare il 9 dicembre 2020 per avere dopo decenni soltanto “lievi” modifiche allo Statuto? Qualcuno obietterà che il diritto al voto è stato esteso a tutte le società nel luglio del 2019 ma avete fatto in modo di blindare le prossime elezioni escludendole da questa “novità”. Quindi lo statu quo resterà immutato per un altro quadriennio olimpico.

Che cosa non è stato fatto?

Ad esempio la riforma del famigerato Articolo 6 dello Statuto che apparentemente dà diritto al voto a coloro che “svolgono attività sportiva sia a carattere agonistico, sia amatoriale, scolastico e promozionale”, ma di fatto privilegia e dà maggior potere di voto alle società che hanno conseguito migliori risultati agonistici rispetto a tutti gli altri iscritti. Ma la democrazia non è una gara a chi vince di più, e i risultati agonistici non possono e non devono essere usati come moneta di scambio per acquistare potere. Lo stesso Art. 6 esclude dal voto gli amatori e le arti marziali che non hanno un settore agonistico così sviluppato o non lo contemplino affatto (vedi Aikido) entrando in stridente contraddizione con il punto 7 dell’Art. 1, che così recita:

L’ordinamento della FIJLKAM si ispira al principio di democrazia interna e di partecipazione all’attività sportiva, tecnica e dirigenziale da parte di uomini e donne in condizioni di uguaglianza e di pari opportunità”.

Esiste un solo principio democratico possibile: in una comunità in cui tutti pagano le tasse partecipando al bene comune tutti devono avere diritto al voto. E questo è solo uno dei punti su cui si potrebbero fare le “pulci” in uno Statuto, quello FIJLKAM, che così com’è concepito è ancora ben lontano da poter promuovere in modo corretto ed efficace le nostre discipline. Tutto quello che ha promosso finora è stata la fuga di tecnici e di iscritti che si sono riuniti in altre federazioni spesso meglio gestite e con minori disuguaglianze. Per non parlare degli Enti di Promozione. Eppure non credo che il CONI abbia interesse a vedere questa continua emorragia e vi abbia dato istruzioni specifiche per favorirla.

Se Lei avesse avuto più coraggio, avrebbe avuto tutto il tempo di imprimere alla FIJLKAM un colpo d’ali e farla volare più in alto, arrivando a dare perfino validi motivi per rientrare ai fuoriusciti, creando così un’unica casa comune, una grande federazione italiana per le arti marziali. Così non è stato. Il resto assomiglia ahimè alla peggior politica italiana. E sotto i vostri dirigenti, nazionali e locali, c’è una massa amorfa di praticanti ignari che non si occupa di politica perché, ovviamente, secondo il solito luogo comune, “la politica è una cosa sporca”. Eppure noi delle arti marziali dovevamo essere diversi, dovevamo mostrare di poter fornire modelli di comportamento più alti e più nobili a tutti i livelli. Il “così fan tutti” per noi non può essere mai una giustificazione.

Ma a parte tutto questo, a parte le cose non fatte, Lei si candida per il Suo terzo mandato portandosi dietro una seria ipoteca sulla Sua immagine e, di riflesso, l’immagine delle discipline che Lei rappresenta: addirittura un’interrogazione parlamentare. Certamente la cosa non è paragonabile all’essere indagati dalla magistratura, ma in un certo senso questo rumoroso punto interrogativo intorno al Suo ruolo e al Suo operato danneggia ugualmente l’immagine del nostro mondo e lascia l’amaro in bocca a tutti.

Date queste premesse, ritengo inopportuno che Lei si ripresenti alle elezioni. Non sarebbe accettabile nella politica vera, tantomeno è accettabile in un ambito come il nostro. E dunque, per amore del karate e delle nostre discipline, Le consiglierei di farsi da parte ora e di presentare le Sue dimissioni rinunciando al terzo mandato. Dia un nobile esempio a chi verrà dopo di Lei.

Roma, 8 febbraio 2021

Bruno Ballardini
Presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio del Karate Antico

 

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Presidente  Falcone:

Roma, 8 febbraio 2021

Gentile professor Ballardini,
con riferimento a quanto pubblicato in data odierna nel Suo blog “Col senno di poi”, premesso che il CONI, per definizione, non può disciplinare sport che non passino per l’agonismo e che non abbiano come finalità l’Olimpismo, analizzando punto per punto quanto da Lei riportato, comincio con il precisare che oggi il Karate disciplinato dalla FIJLKAM non è affatto in un “calderone indifferenziato”, come testimoniano i molteplici successi internazionali dei nostri Atleti  e dei nostri Rappresentanti nelle Federazioni Europea, Mediterranea e Mondiale riconosciute dal CIO.
Lavorando da 37 anni all’interno di questa Federazione, ne conosco molto bene la struttura ed i meccanismi, le problematiche e le esigenze delle diverse discipline sportive e degli Affiliati e dei Tesserati che le rappresentano a tutti i livelli. Se pensiamo che solo chi ha praticato un dato sport è capace di guidarlo, è come se dicessimo che un critico d’arte non può giudicare una tela, se non è pittore.
Per tutte le osservazioni/critiche che Lei fa allo Statuto Federale potrei rispondere semplicemente dicendoLe che quello della FIJLKAM è in perfetta sintonia con i Princìpi Fondamentali fissati dal CONI, come documentato dai suoi Organi di controllo. Lei parla di “maggiore democrazia nell’elezione degli Organi Federali” e specificamente delle 30 proposte di candidatura. Comincio con il precisare che basta un solo voto e non “più voti” e che il meccanismo non è “kafkiano”, ma assolutamente lineare e tranquillo, e continuo con il dire che un Candidato che non abbia credito almeno presso una parte della base elettorale di ciascuna delle nostre discipline sportive come può pensare di guidare/gestire una Struttura nazionale come la FIJLKAM?
Le cariche non saranno “prorogate all’infinito” perché la FIJLKAM, attraverso il Commissario ad acta, ha già inserito nel suo Statuto il massimo di tre mandati, come richiesto dalla Legge.
Quanto all’allargamento della base elettorale assegnando il diritto di voto anche alle ASD che svolgono attività territoriale, si tratta di un’idea che coltivo da tempo, che ho esposto più volte al Consiglio Federale, che è parte integrante del piano strategico presentato a supporto della mia candidatura a Presidente e che, se sarò rieletto, certamente sarà sottoposta all’esame di una prossima Assemblea federale.
Se è vero che la “democrazia non è una gara a chi vince di più”, non è meno vero che in tutte le civiltà democratiche sono ammesse le classifiche di valore e di merito. Fondamentale è che tutti possano partire dalla stessa linea.
Per l’eventuale assegnazione del voto alle ASD che praticano le Arti Marziali, sicuramente il Consiglio Federale che sarà eletto all’imminente Assemblea troverà la soluzione più idonea. La “continua emorragia” è soltanto una Sua impressione. Per certe mentalità è piuttosto difficile e disagevole stare all’interno di Organizzazioni con regole precise che devono essere rispettate senza “se” e senza “ma”.
Sempre in assoluto rispetto dico che non è, certamente, Lei che può giudicare la qualità del mio coraggio o del mio operare, dal momento che non abbiamo la fortuna o la sfortuna di conoscerci personalmente e che non mi pare abbia mai seguito da vicino le vicende della Federazione che guido.
Molti dei nostri Dirigenti centrali e periferici sono forniti di titoli accademici. Lo stesso possiamo dire degli Insegnanti Tecnici, degli Ufficiali di Gara e dei Funzionari della Segreteria. Per noi, quindi, i praticanti non sono “massa amorfa”, come ha scritto Lei, ma individui con precisa personalità, che va guidata, migliorata e, se necessario, corretta.
Quanto alla mia “immagine” e, di riflesso, all’immagine delle discipline sportive che rappresento nella qualità di Presidente della FIJLKAM la difenderò nelle sedi opportune, dimostrando che si è fatto “tanto rumore per nulla”.
Le norme, le procedure e i comportamenti messi in discussione dalla interrogazione parlamentare sono stati considerati regolari, tanto che contro la mia candidatura alla prossima Assemblea Elettiva non è stato presentato nessun ricorso entro il 4 febbraio, termine ultimo previsto dal Regolamento Assembleare.
Per quanto riguarda il consiglio finale di non candidarmi, Le ricordo che è bene non dare consigli né suggerimenti, quando non si conoscono tutti gli elementi di un problema.
Io ritengo di avere abbastanza maturità culturale e umana da capire quali sono i miei compiti ed i miei doveri.

Domenico Falcone

Una doverosa replica

Roma, 9 febbraio 2021

Gentile Presidente Falcone,
La ringrazio per la Sua circostanziata risposta ma temo di non essere stato compreso in alcuni punti essenziali sui quali, per amore di chiarezza, mi permetto di tornare (riprendo in corsivo il suo testo):

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1) premesso che il CONI, per definizione, non può disciplinare sport che non passino per l’agonismo e che non abbiano come finalità l’Olimpismo

Invece, attraverso l’ex ministro Lotti, il CONI si è allargato ben oltre quello che dice Lei ed è riuscito a mettere le mani praticamente su tutto il segmento leisure riconducendo sotto la sua cappella anche discipline che francamente è difficile definire “sportive” (cito a caso, la morra, le freccette, la lippa e la disco dance). Ciò otterrà al massimo il risultato di accelerare il processo della loro trasformazione in discipline agonistiche, snaturandole. E questa è una deriva contro cui personalmente ci battiamo, soprattutto per quanto riguarda le arti marziali che in termini occidentali sono più vicine all’educazione fisica che allo sport. Ma questo discorso è molto più ampio, e sappiamo bene quanto l’educazione fisica veda lo sport come il fumo negli occhi.

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2) comincio con il precisare che oggi il Karate disciplinato dalla FIJLKAM non è affatto in un “calderone indifferenziato”, come testimoniano i molteplici successi internazionali dei nostri Atleti e dei nostri Rappresentanti nelle Federazioni Europea, Mediterranea e Mondiale riconosciute dal CIO. Lavorando da 37 anni all’interno di questa Federazione, ne conosco molto bene la struttura ed i meccanismi, le problematiche e le esigenze delle diverse discipline sportive e degli Affiliati e dei Tesserati che le rappresentano a tutti i livelli. Se pensiamo che solo chi ha praticato un dato sport è capace di guidarlo, è come se dicessimo che un critico d’arte non può giudicare una tela, se non è pittore.

Mi perdoni, ma Lei nel 1982 ancora non c’era. Quando parlo di “calderone indifferenziato” in cui si trova oggi il karate mi riferisco ad un’epoca felice (sicuramente più di quella attuale), quando il karate era riunito in un’unica Federazione e riusciva a rendersi sufficientemente autonomo rispetto al consueto moto centripeto della FILPJ. Poi c’è stato il passo indietro del CONI che con il suo opportunismo politico ha interrotto il sogno di tanti praticanti italiani, con conseguente diaspora di ben 400 società, mica bruscolini: il 50% delle società allora affiliate. La delusione nel dover riconfluire (o rimanere) in FILPJ è stata la causa di successive perdite. Poi, per amore di precisione: io non penso che “solo chi ha praticato uno sport sia capace di guidarlo”, ho detto che sarebbe preferibile. Sui critici d’arte: per me non dovrebbero nemmeno esistere, ma dovendo scegliere da che parte stare, mi schiererò sempre dalla parte dei pittori.

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3) Sulle 30 proposte di candidatura. Comincio con il precisare che basta un solo voto e non “più voti” e che il meccanismo non è “kafkiano”, ma assolutamente lineare e tranquillo, e continuo con il dire che un Candidato che non abbia credito almeno presso una parte della base elettorale di ciascuna delle nostre discipline sportive come può pensare di guidare/gestire una Struttura nazionale come la FIJLKAM?

Presidente, non mi dica che non è assurdo il fatto che le società in cima alla classifica agonistica abbiano “politicamente” più voce in capitolo (e quindi più potere) delle altre. Stiamo parlando dei “voti plurimi”. Questo principio è anti democratico: una specie di sistema maggioritario con “premio di maggioranza” camuffato da proporzionale, che si attiva in base ai risultati sportivi. Mi è difficile credere che questa regola sia stata stabilita dal CONI conformandovi al modello di altre federazioni, ma data la vostra particolare natura di Federazione “multipla” è più facile che sia stata inventata da voi, e il CONI non abbia potuto far altro che prenderne atto. Oddio, conoscendo il CONI però… Comunque sia andata, un allargamento del diritto di voto sarà già un bel passo avanti. Ma con “l’effetto calderone” di cui sopra, come fa il candidato presidente ad essere conosciuto e stimato da tutti i settori? Che ne sa l’Aikido del candidato che proviene dal Karate? Ah già “quelli con le gonnelle” non hanno diritto di voto, per fortuna. E allora il candidato che viene del Judo come fa ad essere proposto da quelli della Lotta se non si incontrano mai? Ah, già ma tanto quelli della Lotta sono quattro gatti, chi se li fila. E pensa che sfigati quelli del Ju Jitsu che fanno pure attività agonistica e non hanno ugualmente diritto al voto… Ma andiamo, non può essere così. Possibile che questo meccanismo sia il migliore dei mondi possibili?

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4) Le cariche non saranno “prorogate all’infinito” perché la FIJLKAM, attraverso il Commissario ad acta, ha già inserito nel suo Statuto il massimo di tre mandati, come richiesto dalla Legge. Quanto all’allargamento della base elettorale assegnando il diritto di voto anche alle ASD che svolgono attività territoriale, si tratta di un’idea che coltivo da tempo, che ho esposto più volte al Consiglio Federale, che è parte integrante del piano strategico presentato a supporto della mia candidatura a Presidente e che, se sarò rieletto, certamente sarà sottoposta all’esame di una prossima Assemblea federale.

Questa è senza dubbio una buona notizia ma, mi perdoni, non potevo fare a meno di notare che arriva all’alba del terzo mandato.

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5) La “continua emorragia” è soltanto una Sua impressione. Per certe mentalità è piuttosto difficile e disagevole stare all’interno di Organizzazioni con regole precise che devono essere rispettate senza “se” e senza “ma”.

L’emorragia si sarà pure esaurita, ma è una magra consolazione dopo che è continuata per anni portando altrove tecnici, atleti, società. Mi ero ripromesso di non elencare qui i gruppi che si sono formati anche solo negli ultimi vent’anni per tacere delle 400 società che all’epoca mia se ne andarono: li conoscete bene. Non vorrei quindi riaprire vecchie ferite citando ad esempio la nascita della Fesik nel 2003 , e non vorrei citare nemmeno la (nuova) FIK nata nel 2008. Quindi facciamo finta che io non le abbia citate. Ma ricordo che sono andati via fior di tecnici e persone che fino all’ultimo hanno rispettato le regole come e più dei loro stessi dirigenti.

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6) Sempre in assoluto rispetto dico che non è, certamente, Lei che può giudicare la qualità del mio coraggio o del mio operare, dal momento che non abbiamo la fortuna o la sfortuna di conoscerci personalmente e che non mi pare abbia mai seguito da vicino le vicende della Federazione che guido.

Con altrettanto rispetto Le rispondo che dalla presidenza Pellicone alla Sua c’è stata una certa continuità nel mantenere le cose come stanno, senza colpi d’ala che potessero portare ad una concreta democratizzazione ed apertura della Federazione. Considerando tutti gli anni che sono passati diventa più evidente a tutti ciò che poteva essere fatto e non è stato fatto. Vi siete chiusi a riccio in una modalità auto referenziale anziché aprirvi.

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7) Molti dei nostri Dirigenti centrali e periferici sono forniti di titoli accademici. Lo stesso possiamo dire degli Insegnanti Tecnici, degli Ufficiali di Gara e dei Funzionari della Segreteria. Per noi, quindi, i praticanti non sono “massa amorfa”, come ha scritto Lei, ma individui con precisa personalità, che va guidata, migliorata e, se necessario, corretta.

Forse non mi sono spiegato. Quando parlavo di “massa amorfa” non parlavo affatto di titoli accademici, o di personalità, ma di una massa amorfa politicamente, incapace cioè farsi parte attiva nelle politiche federali, di monitorarle e tantomeno di ribellarsi quando la Federazione non risponde alle sue esigenze. Forse la vostra base è troppo distratta dagli incalzanti impegni agonistici? Oppure si è auto educata ad una obbedienza cieca verso i poteri federali? Mi trattengo a fatica dal citare Étienne de La Boétie, col suo “Discorso sulla schiavitù volontaria”, ma là fuori c’è tutto un mondo dove la crescita della persona e del praticante è corroborata da valori più solidi e più profondi, che non sono esclusivamente quelli sportivi, sono anche e soprattutto quelli marziali.

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In ogni caso, faccio i miei auguri a Lei e a Felice Mariani per le prossime elezioni e li estendo alla Federazione tutta. Perché la vera competizione non è tanto quella interna per una presidenza, ma quella che verrà dopo nel mondo esterno, tra Federazioni.

Bruno Ballardini

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P.S.: Ho saputo di una proposta che accompagna a latere il Suo programma elettorale, quella di costituire un settore “amatori” in comune con la FIKTA. Volevo farvi le mie felicitazioni: l’idea di tornare amanti dopo essere stati sposati può sembrare estremamente romantica. Ma a molti, mi creda, sembrerà una sconfitta. È come se qualcuno tornasse a reclamare la possibilità di entrare ogni tanto in un’azienda dopo aver dato molto tempo prima (quasi quarant’anni) le dimissioni. Il karate italiano ha bisogno di strategie più grandi, di quel colpo d’ala di cui ho già parlato ma che siamo ben lontani da intravedere.