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Io amo Napoli

Più ci ripenso, più la campagna che da poco ha invaso i muri della città, mi sembra una grande occasione mancata. Merita una lettera aperta.

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Caro Sindaco De Magistris,

ho già osservato altrove che, se l’obiettivo di questa campagna era quello di modificare dei comportamenti, la pubblicità è semplicemente lo strumento più sbagliato. Magari bastasse una semplice esortazione per ottenere il risultato! In realtà, messaggi del genere non inducono affatto all’emulazione e tutte le volte che un’amministrazione locale casca in questa trappola finisce per produrre soltanto inutili monologhi che non coinvolgono nessuno. Non è il primo caso e non sarà certamente l’ultimo, ma occorre trovare altre vie per dialogare realmente con i cittadini condividendo e non semplicemente indicando un percorso virtuoso. Monia Aliberti, assessore alla Comunicazione, ha spiegato che “non era pubblicità” dimostrando di essere poco informata sull’utilizzo delle campagne di pubblica utilità (esistono, eccome se esistono, spesso più intelligenti di questa). Ha sottolineato che è stato fatto tutto gratuitamente da “personale interno”. Ha dichiarato che la campagna sta ottenendo un grande gradimento e lo dimostra il social web e la gente che lei incontra per strada (ah già, non c’erano soldi per ottenere dati più attendibili).

Ebbene, caro Sindaco, che un assessorato alla Comunicazione si trasformi in agenzia di pubblicità non è esattamente un principio sano. Lo sarebbe se si limitasse a supervisionare il lavoro affidato a fornitori esterni con regolari gare d’appalto. Non ci sono soldi per una gara? Basta dirlo in modo chiaro dall’inizio e si può fare ugualmente sotto forma di concorso. Anzi, proprio qui avreste ottenuto un primo livello di coinvolgimento dei cittadini. Non costava nulla farlo. A Napoli ci sono risorse professionali inimmaginabili che meritano di essere valorizzate. Come faccio a dirlo? Semplice: è da anni che mi impegno per far crescere nuove generazioni di creativi napoletani perché mi piacerebbe che fossero loro a lavorare per Napoli e per la Campania, non agenzie milanesi o romane. Perché anch’io amo Napoli. Ma voi così avete negato loro una possibilità, piccola o grande che fosse. Avete perso soprattutto un’occasione d’oro per conoscere e far conoscere le capacità di centinaia di fantastiche giovani promesse della comunicazione che farebbero di tutto per la loro città.

Resta insoluto il mio dubbio: invitare a non imbrattare Napoli imbrattandola con centinaia di manifesti non è un po’ una contraddizione in termini? Oppure è una strategia omeopatica?